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Peugeot

Una storia affascinante

Ma vediamo un po’ cosa ci racconta la storia di questo celebre marchio transalpino, vero pioniere nella tecnica e nell’innovazione, cercando di riassumerne i punti essenziali.
Triciclo Peugeot De Dion Bouton

Si chiamava “Grand Bi”, la prima bicicletta di gran successo – in realtà il famoso biciclo, con ruota anteriore enorme e posteriore molto piccola - costruita nel 1882 da Peugeot, che iniziò così la sua avventura di costruttore di mezzi a due ruote che, qualche anno più tardi, avrebbero ricevuto anche il loro bravo motore. Tant’è che la prima “motocicletta” marchiata Peugeot, equipaggiata con un motore De Dion Bouton montato sulla ruota posteriore, venne esposta al Salone di Parigi già nel 1898, anche se in realtà poi non venne mai prodotta. Accadde così che la prima “moto” Peugeot andata in produzione in effetti fu un triciclo, anch’esso motorizzato De Dion Bouton, nella fattispecie monocilindrico da 239,5 cc: veicolo che certamente non era né praticissimo da usare né tantomeno emozionante, però costava poco e dunque ebbe un buon successo.


Il primo motociclo


La prima “due ruote” motorizzata prodotta in serie fu dunque la Motobicyclette del 1902, con propulsore svizzero ZL da 198 cc e 1,5 cv con valvola di aspirazione automatica e accensione a bobina, montato davanti ai pedali, ovviamente in un telaio da bicicletta opportunamente rinforzato. Il mezzo, che viaggiava a 40 km/h e percorreva 33 km con un litro di benzina, già in quell’anno era in vendita anche in Italia. E l’anno successivo si aggiudicò il record assoluto di velocità: 123,249 km/h.
Nel 1904 nascono i primi motori P.F. (Peugeot Frères, fratelli Peugeot) monocilindrici in quattro versioni, da 2,5 - 2,75 - 3,5 e “ben” 5 cavalli, montati all’interno della triangolazione del telaio: cinque moto con motore da 3,5 cv parteciparono alla Parigi-Madrid del 1903. E già nel 1905 ecco arrivare una nutrita serie di bicilindici a V da 330, 480, 500, 660 e addirittura 1.000 cc, che iniziarono a farsi valere nelle competizioni, utilizzati ovviamente anche da altri costruttori: a partire addirittura dalla Norton con cui nel 1907 Rem Fowler, vinse la prima edizione del Tourist Trophy dell’Isola di Man, con un V2 da 5 cv. Ma la Casa francese fu anche pioniera nell’introdurre sofisticate testate a doppio albero a camme in testa, sia per i motori da moto che per quelli da auto. Infatti, già nel 1913 presentò il primo bicilindrico parallelo con testate bialbero a 4 valvole per cilindro montato sulla M1 500, una vera racer che avrebbe debuttato al GP di Francia dell’anno successivo se la prima Guerra Mondiale non avesse sconvolto il mondo.

Il 14 giugno del 1914, comunque, Paul Pean portò la sua Peugeot M1 500 bialbero a infrangere il record assoluto di velocità sul chilometro e sul miglio lanciati, portandoli rispettivamente a 122,449 e 121,205 km/h sul lungo rettilineo che attraversava la foresta di Fontainbleau. Ma anche dopo la guerra quel prestigioso bicilindrico, che rimase a lungo il più avanzato motore del mondo, vinse parecchie gare.


Moto e Auto

Negli anni venti avvenne la separazione tra i settori auto e moto di Peugeot, e nel 1926 nacque la Nouvelle Societé des Cycles Peugeot, che si occupava esclusivamente di moto e biciclette, e che all’inizio del 1930 iniziò la produzione di alcuni modelli destinati a diventare molto popolari. Il più “grosso” dei quali, il P107 monocilindrico da 350 cc, venne reso celebre dal famoso fotoreporter Robert Sexé, che lo utilizzava per i suoi viaggi.
Per contrastare l’arrembante industria britannica e i suoi modelli di cilindrata elevata, i francesi lanciarono la nuova 515, presentata logicamente all’Expò parigino del 1933: era una monocilindrica sportiva da 500 cc a 4 tempi con scarico sdoppiato, che l’anno successivo, sul mitico circuito di Monthlery, battè il record di velocità sulle 24 ore alla media di 118,747 km/h. Questa fu l’ultima, grande motocicletta francese perché il difficile periodo successivo alla seconda guerra mondiale, per forza di cose, favorì la diffusione di motoleggere con motori più piccoli e ovviamente meno costosi come la P55, versione aggiornata di un modello risalente agli anni trenta, seguita da una 175 e da una bicilindrica 250.


Gli anni Cinquanta


Fino ad allora, Peugeot rimase di gran lunga il più importante costruttore francese di motociclette, seguito a debita distanza da Motobécane e Terrot. Ma con l’avvento degli anni 50 le cose iniziarono a cambiare, e la 356TB, bicilindrica a due tempi da 125 cc andò a rappresentare un po’ il classico “canto del cigno” per il celebre marchio del leone rampante. Che tuttavia, degli oltre 300 marchi che hanno lasciato una pur minima impronta nella storia del motociclismo francese, è l’unico ancor oggi in attività, per la maggior parte grazie all’avvento dei ciclomotori a pedali - i “moped” appunto - e degli scooter. Peugeot è stato significativamente e a lungo presente nel settore dei moped, spinti da piccoli motori a due tempi da 50 cc. Un segmento di mercato vivacissimo, che in effetti il costruttore francese copriva già negli anni 30 con modelli come il P50 del 1931 (con motore però da 100 cc, fu il primo che si fregiò del termine ”ciclomoteur”, inventato da Peugeot), ma che nel periodo postbellico iniziò a dilagare a macchia d’olio fino ai giorni nostri. O, perlomeno, fino a non moltissimi anni fa.

Per contrastare l’incredibile successo del celeberrimo Motobécane Mobylette, nato nel 1946, ma anche del

 

Peugeot 103
Peugeot 103

particolarissimo Velosolex, col motore sopra la ruota anteriore, Peugeot nel 1949 lanciò il PHV25, e nel ’52 il Bima, che ebbe un grandissimo successo. A questi seguirono il BB2 (fine anni 50) e, nel ’62, l’elegantissimo BB104. Mentre nel 1967 nacque la serie 100, costituita da vere pietre miliari (in questo contesto, s’intende) quali il 102, il 103 e il riproposto 104 del 1974, anno in cui Peugeot fece il boom con 550.000 ciclomotori venduti. Per non parlare dei cattivissimi “moped” sportivi derivati dai modelli citati, che in patria spopolavano anche a livello di competizioni dedicate, ma in Italia ebbero poco seguito.


Arrivano gli scooter


Ma torniamo agli scooter, settore nel quale Peugeot entrò negli anni ‘50 in scia al successo delle nostre Vespa e Lambretta, e che in effetti fu una concausa del declino del comparto motociclistico dell’azienda parigina. Era il 1953 quando venne presentato (al Paris Exhibition, naturalmente) l’S55, vagamente ispirato alla celebre vettura 203 di allora, con il musone facente funzione di bagagliaio ma col sedere decisamente di stampo “lambrettiano”. Il motore a due tempi da 125 cc era quello della motoleggera P55, ma raffreddato ovviamente ad aria forzata. L’oggetto ebbe breve vita: solo un anno, prima di venir parzialmente modificato trasformandosi in S57 e disponibile anche con motore da 150 cc. Nel 1956, un paio di questi scooter vennero utilizzati per un viaggio dall’allora Indocina (oggi Vietnam) alla casa madre, partendo da Saigon il 21 aprile alla volta di Parigi, dove giunsero il 25 agosto dopo aver attraversato Cambogia, Siam, India, Iran Turchia, Yugoslavia e, naturalmente, l’Italia.

Gli anni Settanta e Ottanta

Dopo un periodo di breve declino, gli scooter tornarono a destare interesse negli anni '70 e '80. In particolare, proprio nei primi anni '80, in seguito alla compartecipazione azionaria del 25% da parte di Honda, fu proprio Peugeot a dare il via a quello che sarebbe presto diventato il cosiddetto “fenomeno scooter”: prima dell’avvento del primo Hondino SH50, infatti, furono gli scooterini automatici Peugeot a diffondersi nelle principali città italiane, spagnole e ovviamente anche francesi, in massima parte. A partire dagli SC 50 e 80 Metropolis di derivazione Honda, lanciati nell’82, i primi con carrozzeria in plastica, seguiti nell’85 dall’ST Rapido e nel ’90 dall’SV. E poi arrivarono i vari Zenith, Bugsy, Speedake, ma anche il ciclomotore Fox. Dopodiché iniziò un vero forcing tecnologico da parte del marchio francese, che nel 1996 presentò lo Scoot’Elec, ardito antesignano degli scooter a propulsione elettrica del quale il Comune di Firenze è stato uno dei primi fruitori. Nel 1998 la partnership con Honda si sciolse, e Peugeot Motocycles venne inglobata nel forte gruppo automobilistico PSA, costituito, com’è noto, da Peugeot e Citroën. Altro primato per il costruttore francese, nel 2002, con l’arrivo di Elystar 125, scooter GT con motore a iniezione e Abs anteriore abbinato alla frenata combinata servoassistita. E ancora, l’anno seguente, ecco l’aggressivo scooter sportivo Jet Force 50 e 125, quest’ultimo dotato più avanti addirittura di compressore volumetrico (nel 2005), trasferito l’anno dopo anche sullo stesso Satelis 125. Senza scordare la corsa al super-economico, rappresentata dal super-minimalista scooterino Ludix del 2004.

Oggi

Ed eccoci ai giorni nostri, con una ricca gamma di modelli di ogni tipologia con motore fino a 500 cc, con in arrivo un nuovo ed evoluto monocilindrico da 400 e con l’atteso maxi a tre ruote, visto per la prima volta nel 2009 in veste di prototipo, ma presentato all’ultimo Eicma in veste molto meno futuristica e decisamente più concreta.

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